Notte Prima Degli Esami

Mi guardo indietro.
Fino alle medie sulla cattedra il registro di carta a copertina rossa con i bordi usurati.
Compilato meticolosamente. L'appello: un rituale quotidiano di penna che scorreva dolcemente dall'alto al basso.

Ma quel tempo è scivolato. Ora, noi.

Noi, i banchi stanchi, la pelle che appiccica, il cuore che trema.
Ma in fondo non è niente, l'han fatto tutti, non è mai morto nessuno.

Photo by Alexander Michl on Unsplash
E questa sera: apriremo i libri, in balia dell'illusione di un miracolo.
Cosa credi di imparare il giorno prima, quel che è fatto è fatto, anzi meglio se dormi, in fondo non è niente, l'han fatto tutti, non è mai morto nessuno.

Mi manca Saba, dannazione. Sicuro che esce ciò che non so.

Su, andiamo, in fondo lo sai che quando sarà tutto finito ti riderai addosso per non aver preso questi esami con un po' più di leggerezza.
Ma per ora i neuroni non ne vogliono sapere e il cuore continua a saltare su e giù per la gola.

Domani mattina, tutto da scoprire. Vai a scuola a piedi, fai due passi che sgomberi la mente. Arrivi in classe tutta sudata, accaldata, forse era meglio se accettavi quel passaggio in macchina.

Chi ce lo ha fatto fare di iscriverci allo scientifico quella volta?

Qui stanno tutti sui libri, ripassano le vite.
Tu di vita non ne sai nemmeno una, tanto hai già deciso che ti butti sul tema libero, così ci infili dentro i sentimentalismi e fai un successone.

Ti sei dimenticato un vecchio bigliettino nel dizionario, ma sei scemo?

Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash
Ma il bello non è ancora arrivato.
Scrivi scrivi, che domani la seconda prova ti farà piangere davvero.

Ma cosa ripassano questi? Sarà importante? Lo devo sapere anche io?

Nono, basta. Quel che so, so. E qualcosa so. Più che sufficiente.

Ma l'orale. L'orale.
Si sieda prego.
Un sorriso.
Certo, loro qui di fronte sono tranquilli, pensano solo alla calda noia a cui sono legati.
Stanno forse tentando di rassicurarmi?
Mi sudano le mani, le strofino contro il vestito. Peggio.

Dico qualche cavolata. Ormai il filo d'Arianna che il mio discorso stava seguendo se l'è mangiato il Minotauro.
Può ripetere la domanda? Mi sono distratta tra i miei turbamenti.

Non ho fatto neanche a tempo a sedermi, ma come, già finito?

Cosa vuoi fare da grande, blablabla.
La risposta pronta da mesi. Certo è che esce in tutt'altro modo.

E sono fuori.
Scorrono gli errori, le risposte che avrei potuto dare meglio, in modo diverso, magari con più convinzione.
Ma che vuoi farci, non pensarci più. Ormai è fatta.

Fatta cosa?

La sfida comincia ora.

Photo by Héctor Martínez on Unsplash

Commenti

  1. A me è successo davvero di dimenticarmi un bigliettino nel dizionario. Per fortuna parlava di tutt'altro rispetto a quello che stavo svolgendo.
    Ma si fottessero tutti ugualmente.
    Forse comunque questa è la prima vera prova dell'età adulta, ma ricordiamoci che i professori esistono solo perché esistono gli studenti. Siete voi a dare un senso alle loro vite. Comandate voi.
    In bocca al lupo :)

    Moz-

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    Risposte
    1. Come al solito, hai ragione. Il peggior fastidio, però, è il non essere sicuri di aver dato il 100%, sapere che di sicuro si avrebbe potuto fare meglio. Ma in fondo, who cares?
      Crepiiii:)

      Elimina

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